Il corretto equipaggiamento per l’escursionismo estivo in montagna

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Affrontiamo in questo articolo uno degli argomenti più importanti quando si fa attività escursionistica, in particolare negli ambienti di montagna: come vestirsi e cosa portarsi dietro nello zaino. Ci riferiremo alla stagione calda, cioè l’estate ma anche primavera e autunno quando il clima è mite.
Vedremo quali strati indossare e come abbinarli in modo corretto, le dimensioni e la tipologia degli zaini da escursione e infine cosa metterci dentro e come farlo.
Più semplice a farsi che a dirsi, seguitemi e ve ne accorgerete!

INTRODUZIONE

Subito dopo le calzature, è la scelta dell’equipaggiamento (cioè abbigliamento, zaino e accessori) ciò che riveste maggior importanza quando si vuole fare un’escursione in montagna.
Durante la gita, infatti, un cambiamento delle condizioni meteorologiche può rendere necessario ripararsi da vento, pioggia e/o freddo improvvisi. Avere con sé l’indispensabile per affrontare queste e altre situazioni può contribuire a rendere la nostra giornata un piacere e non un disagio.

L’ambito stagionale di riferimento di questo articolo è quello che potremmo definire a grandi linee come il semestre caldo. Nella mia zona, le Dolomiti, questo periodo va indicativamente da fine aprile a fine ottobre.

Vestirsi nel modo corretto e mettere nello zaino quanto può servire per la giornata, è un’arte che si impara col tempo. È importante non appesantirsi troppo, senza però lasciare a casa cose che possono rivelarsi fondamentali per la nostra sicurezza e il nostro confort.Vediamo quindi come vestirsi e che abbigliamento portarsi dietro come ricambio e come riparo. Successivamente vedremo una serie di cose più o meno indispensabili da mettere nello zaino e che tipo di zaino utilizzare.

Per una normale escursione, in uno zaino da 20-25 litri si riesce a far stare tutto il necessario, per un peso complessivo di pochi chilogrammi.

IL VESTIARIO

Tutti i discorsi che seguono fanno riferimento a capi tecnici in tessuti sintetici (purtroppo tutti derivati dal petrolio). Non prendo in considerazione capi in cotone o lana, poco adatti all’attività escursionistica. Unica eccezione: la lana merinos, dal costo però elevato e più adatta alle basse temperature.

Anticipo qui i ringraziamenti a tutti gli amici di Kiwi Sports e Alpenplus.

Oggi l’abbigliamento tecnico è reperibile ovunque a prezzi accessibili e presenta alcuni vantaggi fondamentali:

I capi con cui, in genere, comincio l’escursione: T-shirt traspirante, gilet antivento e pantaloni leggeri (traspiranti e idrorepellenti)…
  • ingombro limitato
  • basso peso
  • alta traspirabilità
  • facilità di asciugatura

Molti di voi sapranno già la regola base: vestirsi a strati! O a cipolla, che dir si voglia.
Vediamo innanzitutto quali sono i vari strati, dal più interno al più esterno:

  1. strato traspirante, costituito dai capi intimi o comunque da capi che sono a diretto contatto con la pelle: maglietta, mutande/boxer e calze. La loro funzione è quella di allontanare il sudore dal corpo, rimanendo il più possibile asciutti.
  2. strato termico, il cosiddetto secondo strato, costituito da una maglia/gilet termico e dai pantaloni. Questi capi hanno il compito di mantenere la termicità del corpo, cioè in prevalenza il suo calore.
  3. strati protettivi, che sono rappresentati da capi antivento e/o antipioggia. Un capo antipioggia è anche antivento, mentre un capo antivento è in genere solo idrorepellente (cioè facilita lo scorrimento dell’acqua sulla sua superficie, proteggendo solo in condizioni di bagnato leggero). Da notare che un antivento è più traspirante di un antipioggia. Sono, in ogni caso, capi necessari a ripararci da condizioni meteo avverse.

Questa distinzione, ovviamente, non è rigida.
Uno stato traspirante o protettivo può essere anche termico. Per la parte superiore del corpo avremo, rispettivamente, un intimo caldo o un hardshell, che vengono usati di preferenza nella stagione fredda o in alta quota. L’antivento leggero, invece, è detto anche softshell, spesso disponibile anche nella versione senza maniche (detta gilet, o smanicato).

L’antipioggia è chiamato anche guscio, e può essere più o meno spesso, pesante e protettivo: avremo rispettivamente giacche in tessuto impermeabile (tipo Gore-Tex®) o trattate con sostanze idrorepellenti (DWR). Per la parte inferiore del corpo, invece, esistono pantaloni più pesanti, che sono anche termici e antivento, e pantaloni più leggeri, che favoriscono la traspirabilità. Per proteggersi dalla pioggia è possibile dotarsi di copri-pantaloni impermeabili, che riparano anche dal vento.

… e quelli che mi porto dietro di riserva: maglia (o T-shirt) traspirante, maglia termica in micropile, softshell traspirante e idrorepellente e infine una giacca impermeabile (10.000 mm).

Da cosa dipende il numero e la tipologia degli strati da indossare?

  • dalle condizioni ambientali: temperatura, soleggiamento, vento, pioggia e umidità;
  • dalla tipologia dell’itinerario che affrontiamo: in particolare all’aumentare della pendenza del tracciato aumenta la quantità di calore corporeo che generiamo, e viceversa;
  • dalla personale percezione del caldo e del freddo. Spesso, all’interno di un gruppo, c’è chi affronta la stessa gita solo in maglietta a maniche corte e chi si copre con 3 strati.

Vediamo adesso come abbinare i diversi strati.
La regola generale dice che è bene avere con sé, addosso o nello zaino, tutti e 4 gli strati. Sicuramente indosseremo un capo traspirante, magari abbinato ad uno strato termico (se fa fresco) o antivento (se c’è vento). Nello zaino poi, oltre ad un capo traspirante di ricambio e allo strato/i termico/antivento che non usiamo, metteremo un guscio antipioggia.

Si tratta del vestiario minimo indispensabile. Per un’escursione breve a bassa quota, con l’assoluta certezza di un tempo stabile senza pioggia, potremmo anche eliminare il guscio.
Va detto però che, al giorno d’oggi, i capi tecnici hanno un peso e un ingombro molto ridotti. Motivo per cui meglio un capo in più che uno in meno.

I 4 strati di cui sopra possono essere abbinati fra loro in modo modulare: in funzione delle condizioni viste prima (ambientali, dell’itinerario e nostre personali), indosseremo la combinazione di capi più adatta.
Vediamo qualche esempio concreto:

  • giornata calda ma ventosa: strato traspirante + antivento
  • giornata calda con pioggia: strato traspirante + antipioggia
  • giornata fresca senza vento: strato traspirante + strato termico
  • giornata fresca e ventosa: strato traspirante + strato termico + antivento
  • giornata fredda con pioggia e vento: abbiamo sbagliato qualcosa! Mettiamo addosso tutto quello che abbiamo e, una volta a casa, leggiamo l’articolo Escursionismo e previsioni meteo: dove, come e perché leggerle prima della prossima gita.

Molte delle escursioni giornaliere sulle Dolomiti si svolgono nel seguente modo: prima metà in salita e seconda metà in discesa. Generalmente, si parte cioè dal fondovalle per portarsi in quota e quindi rientrare al punto di partenza. Una volta giunti in alto, potremmo avere vari saliscendi, ma comunque il grosso della salita viene fatto all’inizio.

Ciò implica che suderemo molto nella prima parte dell’escursione e, una volta giunti in quota, ci cambieremo il primo strato, quello a contatto con la pelle. Così possiamo proseguire asciutti, cosa molto importante per la nostra schiena e per evitare di prendere freddo in caso di vento. È utile fissare il capo umido o bagnato sullo zaino in modo da farlo asciugare nel proseguo dell’escursione.

È importante sapere che in montagna le condizioni meteorologiche possono cambiare molto rapidamente. Soprattutto alle quote più elevate, i cambiamenti del tempo e gli sbalzi termici possono essere notevoli e repentini. Quanto più si va in alto, quindi, tanto maggiore deve essere la nostra cautela: in questi casi dobbiamo avere il necessario per fronteggiare un’eventuale emergenza. 

Se siamo persone che sudano molto o se l’escursione è molto lunga, sarà bene aggiungere nello zaino un secondo capo traspirante di ricambio.
È opportuno, infine, tenere uno o più capi di ricambio in auto (o bus) in modo che, una volta rientrati al mezzo, abbiamo la certezza di poter indossare abiti asciutti.

La maggior parte di queste osservazioni si applicano, come avrete capito, ai capi che si indossano nella parte alta del corpo. Generalmente, infatti, per le gite giornaliere indossiamo un unico paio di pantaloni da quando usciamo di casa a quando vi facciamo rientro.

Passiamo ora al discorso zaino & accessori.

LO ZAINO

Nell’ambito escursionistico, lo zaino deve anzitutto essere comodo e funzionale. Non è necessario che sia particolarmente tecnico o leggero.
Indipendentemente dalla tipologia, quindi, deve essere della giusta taglia (in base alla nostra altezza), e deve avere spallacci larghi e imbottiti, cinturini addominale e pettorale, e vari scomparti.
Andiamo a vedere adesso tipologia, dimensioni e modalità di riempimento.

Tipologia e litraggio

Personalmente, ritengo molto comodi gli zaini con schienale in rete, decisamente più traspiranti di quelli con altri sistemi. Questi ultimi, seppur con vari sistemi che favoriscono l’aerazione, lasciano comunque la schiena più bagnata. Hanno però il vantaggio di rimanere più aderenti alla schiena, mantenendo il baricentro più vicino al corpo. Va aggiunto che, per carichi bassi, questo vantaggio è meno apprezzabile.

Uno zaino da 20-25 litri può tranquillamente contenere tutto il necessario per una persona che affronta un’escursione giornaliera in montagna.
Per giri brevi (2-4 giorni) o trekking dai 5 giorni in su, si sale di litraggio e molto dipende da quale grado di autonomia intendiamo adottare. Se dormiamo e mangiamo in rifugio può bastare uno zaino da 30-35 litri, mentre se viaggiamo in totale indipendenza si va oltre.

Come riempirlo.

Esistono alcune regole di massima per riempire correttamente uno zaino:

  • gli oggetti pesanti (borraccia, cibo, …) vanno messi nella parte bassa e vicini alla schiena;
  • gli oggetti utili (telefono, occhiali, fazzoletti, coltellino, …) vanno nella parte superiore e nelle tasche esterne, in modo da essere sempre a portata di mano;
  • il vestiario (generalmente leggero), va messo più esternamente;
  • il carico va bilanciato fra lato destro e sinistro, non vanno cioè messe le cose pesanti da una sola parte;
  • prendere l’abitudine di caricare lo zaino sempre nello stesso modo, in modo da sapere esattamente dove si trovano le cose ed essere capaci di prenderle anche “alla cieca”.

Benissimo, a questo punto non ci rimane altro che trattare i “complementi d’arredo”, cioè tutti gli oggetti che metteremo nello zaino per un’escursione giornaliera in montagna. A questi si aggiungono, naturalmente, il vestiario che abbiamo appena visto, l’acqua (o altre bevande reidratanti) e il cibo.

GLI ACCESSORI

Lo zaino con tutto l’equipaggiamento che porto via per una normale escursione giornaliera.

Anche in questo caso l’esperienza personale e alcune esigenze specifiche giocano un ruolo fondamentale nel riempire lo zaino. Vedremo gli accessori che giudico assolutamente fondamentali:

  • kit di primo soccorso, con cerotto nastrato, qualche garza e disinfettante;
  • una coperta termica (o metallina), per le emergenze;
  • razione K” di cibo, che io preparo con una barretta energetica e una confezione di tavolette contenenti vitamine, carboidrati e sali minerali;
  • fischietto, da agganciare alla cinghietta pettorale, a portata di “bocca”, anche questo utile nei casi di emergenza per farsi rintracciare sonoramente ma anche per tenere a distanza eventuali animali aggressivi (ad esempio, in Appennino, cani randagi o cinghiali);
  • coltellino multiuso, sempre utile, ad esempio per affettare un bel salamino (!);
  • torcia frontale (con batterie di riserva), necessaria se per qualche motivo si rientra col buio;
  • accendino, per accendere un fuoco in casi di emergenza (purtroppo da solo non basta, ci vuole anche la legna, meglio se asciutta…);
  • cordino da 2 mm di diametro (un paio di metri sono sufficienti), sempre per casi di emergenza (un laccio che si rompe ad esempio);
  • occhiali da sole, non indispensabili se ci si muove all’interno del bosco e in zone non esposte alla luce diretta del sole; da avere assolutamente in alta montagna (sopra il limite del bosco);
  • bandana in cotone + fascetta traspirante + guanti leggeri + berretto, per proteggere testa e mani, da freddo, vento e sole;
  • fazzoletti di carta e un paio di sacchettini di plastica;
  • cartina topografica della zona dove si effettua l’escursione.

A questi possiamo aggiungerne altri, utili ma non indispensabili, fra cui:

  • binocolo, per osservare animali ma anche, in alcune situazioni, per andare in cerca del sentiero o della segnaletica;
  • bussola, se la si sa usare, se no meglio affidarsi ad un’applicazione GPS per smartphone;
  • nastro telato, per eventuali riparazioni;
  • power bank, per ricaricare eventuali dispositivi elettronici;
  • crema solare, soprattutto per chi ha la pelle chiara.
Lo zaino, da 20L, riempito ma non pieno. C’è infatti ancora spazio sufficiente per altro materiale (ad esempio vestiario, attrezzatura fotografica, una seconda borraccia).

Se avete paura di dimenticarvi qualcosa, potete fare una check-list da controllare al momento della preparazione dello zaino.
State pensando a come far stare tutto questo in uno zaino da 20 litri? Nella foto a destra vedete lo zaino riempito con tutto il materiale steso sul prato nella foto precedente. C’era ancora spazio per, ad esempio, un capo di vestiario e una macchina fotografica reflex con custodia.
Per dare un’idea dei pesi, lo zaino pesa 1,2 kg vuoto e 5,3 kg riempito, inclusi 1 litro d’acqua e 5 etti di cibo (compresi contenitore e razione k).

Come vedete, non sono necessarie magie per preparare uno zaino leggero ma allo stesso tempo con tutto il necessario per muoversi in sicurezza e tranquillità.

CONCLUSIONI

Mi piace pensare allo zaino come alla mia casa sulla schiena. Dentro c’è la misura della mia libertà di movimento e della mia indipendenza: uno zaino ben fatto e con tutto il necessario mi da sempre un’intima soddisfazione. Quando ne tiro fuori qualcosa di utile mi sento un po’ come un stregone che pesca l’oggetto magico dalla saccoccia.
Verso lo zaino si sviluppa spesso un sentimento ambivalente di odio e amore: odio quando non ne si sopporta il peso, amore quando te lo metti in spalla e parti per esplorare un angolo di mondo.

Come per le calzature, anche l’argomento “zaino” è molto personale. Spesso col tempo ci si affeziona ad un oggetto che diventa un grande compagno di avventure.
Sono necessari tempo ed esperienza per imparare bene a scegliere il vestiario e gli accessori più adatti al tipo di escursione che si ha in programma. Poi, quando li si acquisisce, preparare lo zaino con tutto il necessario diventa un rituale gradevole, che fa pregustare l’imminente piacere della gita in montagna. Anzi, diventa parte dell’escursione stessa, un po’ come la birra a fine gita in una calda giornata estiva.

Non dimenticate di farmi avere le vostre impressioni con un commento o di farmi qualche domanda sui punti che vi risultano poco chiari.

Grazie a tutti e buona gita!

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