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La difficoltà delle escursioni

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La difficoltà delle escursioni è forse il parametro principale in base al quale scegliamo se partecipare o meno all’uscita. In questo articolo espongo innanzitutto come il CAI valuta l’impegno delle vaie tipologie di percorsi. Di seguito espongo i parametri in base ai quali stabilisco invece il livello delle difficoltà delle escursioni organizzate da me. Spiegherò quindi le differenze fra i due metodi e in che modo valuto il livello di un itinerario.

Un sentiero abbastanza ripido, sconnesso e instabile
(zona Croda Rossa d’Ampezzo)

INTRODUZIONE

Quando decidiamo di partecipare ad un’escursione organizzata oppure di andare in montagna per conto nostro, informandoci sull’itinerario, valutiamo alcune cose. L’indicazione forse più importante che ci fa capire se l’uscita è adatta o meno a noi è la valutazione della sua difficoltà.

Comincerò questo articolo presentando la classificazione dei percorsi escursionistici del CAI sulla base della loro difficoltà,. Questo rappresenta secondo me l’ovvio riferimento sul tema. Successivamente illustrerò come ho deciso di valutare io la difficoltà delle escursioni. Spiegherò come le due metodologie si differenziano e perché ho scelto il mio come metodo di classificazione degli itinerari su cui accompagno le persone.

Leggendo l’articolo, potrete farvi un’idea più precisa di cosa rappresenta il parametro difficoltà e come considerarlo quando sceglierete di partecipare ad una mia uscita. Una sua corretta valutazione assieme ad una buona stima delle proprie capacità permetteranno infatti di passare una bella giornata in maggiore sicurezza.

Buona lettura!

LA DIFFICOLTÀ DELLE ESCURSIONI NEL CAI

Il Club Alpino Italiano, fondato nel 1863, da sempre si occupa della conoscenza e dello studio delle montagne, oltre che dell’alpinismo “in ogni sua manifestazione”, quindi ovviamente anche dell’escursionismo.

Il CAI rappresenta perciò l’ovvio punto di riferimento per quanto riguarda una classificazione della difficoltà dei percorsi di carattere escursionistico e non solo. In questo documento, aggiornato al novembre 2021, potete leggere per intero la distinzione fatta dal CAI per alcuni ambiti di nostro interesse. Si fa riferimento non solo all’escursionismo, ma anche all’escursionismo in ambiente innevato e al cicloescursionismo. In particolare, focalizzandoci sull’escursionismo, il CAI individua 3 livelli di difficoltà (che cito testualmente qui di seguito):

T (turistico)

CARATTERISTICHE – Percorsi su carrarecce, mulattiere o evidenti sentieri che non pongono incertezze o problemi di orientamento, con modeste pendenze e dislivelli contenuti.

ABILITÀ E COMPETENZE – Richiedono conoscenze escursionistiche di base e preparazione fisica alla camminata.

ATTREZZATURE – Sono comunque richiesti adeguato abbigliamento e calzature adatte.

E (escursionistico)

CARATTERISTICHE – Percorsi che rappresentano la maggior parte degli itinerari escursionistici, quindi tra i più vari per ambienti naturali. Si svolgono per mulattiere, sentieri e talvolta tracce; su terreno diverso per contesto geomorfologico e vegetazionale (es. pascoli, sottobosco, detriti, pietraie). Sono generalmente segnalati e possono presentare tratti ripidi. Si possono incontrare facili passaggi su roccia, non esposti, che necessitano l’utilizzo delle mani per l’equilibrio. Eventuali punti esposti sono in genere protetti. Possono attraversare zone pianeggianti o poco inclinate su neve residua.

ABILITÀ E COMPETENZE – Richiedono senso di orientamento ed esperienza escursionistica e adeguato allenamento.

ATTREZZATURE – È richiesto idoneo equipaggiamento con particolare riguardo alle calzature.

EE (escursionisti esperti)

CARATTERISTICHE – Percorsi quasi sempre segnalati che richiedono capacità di muoversi lungo sentieri e tracce su terreno impervio e/o infido (pendii ripidi e/o scivolosi di erba, roccette o detriti sassosi), spesso instabile e sconnesso. Possono presentare tratti esposti, traversi, cenge o tratti rocciosi con lievi difficoltà tecniche e/o attrezzati, mentre sono escluse le ferrate propriamente dette. Si sviluppano su pendenze medio-alte. Può essere necessario l’attraversamento di tratti su neve, mentre sono esclusi tutti i percorsi su ghiacciaio.

ABILITÀ E COMPETENZE – Necessitano di ottima esperienza escursionistica, capacità di orientamento, conoscenza delle caratteristiche dell’ambiente montano, passo sicuro e assenza di vertigini, capacità valutative e decisionali nonché di preparazione fisica adeguata.

ATTREZZATURE – Richiedono equipaggiamento e attrezzatura adeguati all’itinerario programmato.

Evidenzio qui solo il fatto che alcune abilità (come ad esempio quelle relative all’orientamento) sono superate dalla scelta di affidarsi ad una Guida. Si presume infatti che questa abbia esperienza e competenze tali da consentire di compiere in sicurezza l’uscita, relativamente alle abilità indicate ma non solo.

Un sentiero decisamente più agevole di quello nella foto precedente, ma ancora sconnesso a tratti
(zona Croda Rossa d’Ampezzo)

LA DIFFICOLTÀ DELLE ESCURSIONI IN AXEL4TREK

Parto dicendo che, proprio come evidenziato nella scala del Cai, la maggior parte degli itinerari sono di tipo escursionistico. Lo stesso si può dire per le proposte che metto in calendario: la quasi totalità delle uscite che organizzo rientrano in questo livello di difficoltà. Si è quindi manifestata l’esigenza di affinare ulteriormente questa classificazione. Ciò permette di dare ai partecipanti un migliore strumento di valutazione e di non far sembrare tutte le proposte dello stesso impegno.

In particolare, l’esperienza mi ha portato a considerare alcuni fattori che la scala del CAI non incorpora. Fattori che però nella maggior parte delle persone che accompagno pongono il limite tra il fattibile e il non fattibile. A mio avviso, ogni escursione deve avere come scopo non il raggiungimento di una meta (che sia una cima, un rifugio o altro), bensì vivere un’esperienza piacevole. Per fattibile intendo quindi fattibile con piacere, mentre per non fattibile intendo che magari è anche fattibile ma diventando non più godibile perché troppo faticoso.

Ecco quindi che lo sviluppo e il dislivello che si affrontano durante un’uscita diventano spesso le discriminanti fondamentali per la maggior parte degli escursionisti. Sapere quanto si cammina e quanta salita si fa sono le informazioni necessarie alle persone per decidere se partecipare o meno. Oltre quindi a dare queste informazioni nei dati tecnici dell’uscita, ho deciso di incorporarli nella scala delle difficoltà che ho elaborato, visibile nella tabella sottostante.

scala di difficoltà delle escursioni

Prima di vedere come scelgo la difficoltà di un itinerario sulla base di questa tabella, va fatta una precisazione in merito ai dislivelli. Nelle uscite giornaliere, si evidenzia sempre il dislivello positivo (cioè in salita). Quando il punto di partenza e quello di arrivo di un’escursione coincidono (sia che si tratti di un anello, che di un percorso lineare), allora si percorrerà sempre un dislivello in discesa pari a quello della salita. Se invece si arriva in un luogo diverso da quello da cui si è partiti (ad esempio utilizzando una navetta per rientrare alle auto), allora in genere i due valori non coincidono.

Questo succede quasi sempre nei trekking, dove le tappe sono lineari e dove ci sono giornate in cui il dislivello che si percorre in salita può essere molto diverso da quello della discesa. Per questo motivo, nel presentare i dislivelli medi dei trekking, se c’è forte disparità, preferisco dare il valore complessivo (salita più discesa). Questo può capitare ad esempio in un trekking breve di 3 giorni, dove nel primo si sale molto, nel secondo si cammina in quota e nel terzo si scende.

COME CLASSIFICO UN ITINERARIO

Semplice: considero i vari elementi distintivi dell’itinerario, che sono lo sviluppo, il dislivello, la pendenza, fondo & tipologia ed esposizione. Se sono omogenei o quasi, il livello di difficoltà è presto individuato. Ad esempio (vedi tabella sotto), un giro di 11 km con 600 metri di dislivello, su mulattiere e sentieri a media pendenza con esposizione minima, lo valuto di media difficoltà.

scala di difficoltà delle escursioni, esempio 1

In caso di disomogeneità fra i vari parametri, adotto un approccio cautelativo, tenendomi cioè più alto con la valutazione. Facciamo un esempio pratico (vedi tabella sotto): un giro di 13 km con 800 metri di dislivello su sentieri abbastanza agevoli, con pendenze medie e bassa esposizione – difficoltà CAI E – viene valutato da me come medio-impegnativo.

scala di difficoltà delle escursioni, esempio 2

Se però, con i valori dell’esempio precedente, lo sviluppo fosse di 10 km e il dislivello ben distribuito (se non lo fosse ci sarebbero dei tratti a forte pendenza), valuterei l’itinerario di media difficoltà. In questo caso, infatti, ci sarebbe un solo parametro – il dislivello – che lo classificherebbe come medio-impegnativo.

In generale, tendo a dare più peso ai parametri di grado più elevato, soprattutto se si tratta dell’esposizione. Questo è un fattore molto delicato che può mettere in seria difficoltà alcune persone. Ecco ad esempio che un giro di 9 km con 650 metri di dislivello, su sentieri relativamente agevoli (poco sconnessi) ma con tratti ripidi ed esposti, verrà da me classificato come medio-impegnativo (vedi tabella sotto).

scala di difficoltà delle escursioni, esempio 3

Normalmente, scelgo itinerari dove i vari parametri sono abbastanza omogenei. Non mi capita cioè di proporre, ad esempio, uscite brevi e con poco dislivello su terreni ripidi ed esposti. Più facilmente potrebbe capitare il caso inverso (vedi tabella sotto): un giro di 18 km con 1000 metri di dislivello che reputo comunque impegnativo, anche se fatto su sentieri ampi e agevoli, con ridotte pendenze e poca esposizione.

scala di difficoltà delle escursioni, esempio 4

Infine una precisazione: nel valutare i singoli fattori di pendenza, fondo&tipologia ed esposizione, considero anche in questo caso un valore medio. Ad esempio, se l’itinerario presenta un breve tratto ripido e/o esposto in un contesto generale di media pendenza e bassa esposizione, valuto l’uscita di media difficoltà. Avrò però l’accortezza di indicare nella descrizione dell’itinerario la presenza di un tratto ripido e/o esposto. Se invece i tratti ripidi e/o esposti cominciano ad essere numerosi e/o lunghi, richiedendo quindi un impegno fisico e/o psicologico prolungato, darò loro il giusto peso. Farò questo sia nella valutazione generale dell’impegno richiesto che specificandolo nella descrizione dell’itinerario, sempre nell’ottica di un approccio cautelativo.

Nella pagina con il programma delle mie uscite potete verificare concretamente quanto esposto sopra.

CONCLUSIONI

Nel valutare la difficoltà delle escursioni, ci muoviamo in un ambito molto delicato perché, mentre lo sviluppo e il dislivello sono valori oggettivi e misurabili, gli altri parametri (soprattutto l’esposizione) sono soggettivi e si rifanno alla stima di chi propone l’itinerario e lo presenta.

Un’ulteriore ostacolo deriva dal fatto che la Guida deve valutare il percorso con gli occhi dell’escursionista medio. Medio ovviamente si intende rispetto alla platea che normalmente egli accompagna. L’esperienza, la preparazione fisica e le capacità delle persone che in genere porto in escursione, influenzano la valutazione che io faccio del livello delle uscite.

La difficoltà di un itinerario, assieme alla nostra esperienza, ci dovrebbe far capire se saremo in grado di affrontare il percorso proposto o scelto oppure se questo si configura come troppo impegnativo per le nostre capacità. Uso il condizionale perché ovviamente possono subentrare errori di autovalutazione, che si traducono nella sovrastima o nella sottostima delle proprie capacità.

Può capitare quindi che partecipi ad uscite di media difficoltà qualcuno che si ritiene in grado di fare quel determinato percorso per poi scoprire di avere dei problemi in alcuni tratti o nel completamento dell’uscita. Viceversa, può succedere che si presentino escursionisti molto preparati ad uscite medio-impegnative, che vengono percorse senza difficoltà né sforzo.

Chi è abituato a venire in escursione con me e non è sicuro di potervi partecipare o meno, supera spesso questo problema di valutazione chiedendomi un parere. Conoscendo l’abilità dell’interessato, sono generalmente in grado di consigliarli o meno l’uscita ed eventualmente evidenziare le possibili difficoltà che potrebbe incontrare. Ciò permette alle persone di godere al meglio delle giornate che passiamo assieme all’aria aperta che, come ho già detto, rappresenta per me lo scopo principale dell’attività escursionistica: camminare in montagna deve essere innanzitutto un grande piacere!

Gli splendidi colori autunnali al Lago Federa non possono che infondere buonumore

La difficoltà delle escursioni è sicuramente un tema delicato e con risvolti personali. Non mancate perciò di farmi avere il vostro parere o di espormi le vostre perplessità. Mai come in questo caso, infatti, i contributi esterni sono importanti. Ma soprattutto vi aspetto sul campo, dove potremo verificare i concetti esposti. Alla fine una camminata vale mille parole!

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