Estate 2020: Escursionismo e Overtourism nelle Dolomiti

Dopo un’estate di uscite quasi quotidiane, affronto in questo articolo le tematiche dell’overtourism e dell’escursionismo nelle Dolomiti. Prendendo spunto da recenti fatti di cronaca (agosto 2020) e collegandomi al risalto che il fenomeno ha ricevuto sui media, propongo alcune riflessioni personali, nella speranza che in futuro si ri-crei una cultura escursionistica che oggi è scarsamente presente in molti frequentatori della montagna.

INTRODUZIONE

Estate 2020 sulle Dolomiti: fra luglio e agosto mi sono mosso quasi quotidianamente sui sentieri delle montagne bellunesi, quasi sempre per escursioni organizzate o sopralluoghi.

Risultato: ne ho viste “di tutti i colori”… in particolare ciò che più mi ha colpito, negativamente, è stato il dilagante fenomeno dell’escursionismo improvvisato e della mancanza, totale o quasi, da parte di molti frequentatori della montagna, di quella che definisco come “cultura dell’escursionismo”.

Strettamente connesso a questo, ma di carattere molto più generale (globale direi, per usare un termine oggi molto in voga), troviamo il fenomeno dell’overtourism, e proprio da qui parto per un’analisi della situazione. Tornerò quindi a trattare il tema che mi riguarda più da vicino, cioè l’escursionismo, per capire quali sono i legami fra le due cose.

Strada facendo, propongo delle riflessioni personali che sono il frutto anche del confronto su queste tematiche con altri operatori del settore oltre che con amici escursionisti.

IL FENOMENO DELL’OVERTOURISM

Per overtourism si intende il sovraffollamento turistico di alcune destinazioni, con conseguenti impatti negativi. Si tratta di un fenomeno in ascesa che minaccia numerose località (città, luoghi d’arte, spiagge, montagne, ecc) ovunque nel mondo. In particolare, molti luoghi naturali di pregio nelle Dolomiti vengono presi d’assalto da turisti ed escursionisti con sempre maggior frequenza.

Questo fenomeno è intimamente connesso al fenomeno mediatico (televisione e social media): si vuole visitare un luogo divenuto famoso attraverso schermi e/o social solo per poter scattare alcune foto/selfie in quel contesto e poter così certificare e mostrare a tutti (= a nessuno) di “esserci stati”. Un approccio consumistico che dagli oggetti si è ormai trasferito ai luoghi e alle esperienze, che vengono così privati di ogni valore… un virus, quello dell’apparenza effimera, che ha contagiato molti di noi, ignari di esserne stati colpiti e ormai vittime di un degrado spirituale con conseguenze disastrose.

Questo tipo di turismo e di approccio ai luoghi provoca, come conseguenza, un generale degrado ambientale dei siti interessati dal fenomeno, la cui capienza è di gran lunga inferiore. Ciò è ancora più evidente quando ci spostiamo in alta montagna, sede di ecosistemi delicati e fragili, assolutamente non adatti a sopportare una massiccia invasione di esseri umani, magari su sentieri stretti ed esposti, con oggettivi rischi di percorrenza, o in laghetti alpini che vengono scambiati per piscine di un parco divertimenti.

Il sovraffollamento impoverisce e svaluta l’esperienza anche di coloro che ancora cercano di rimanere al di fuori di questo approccio “mordi e fuggi”. Per vivere esperienze ancora autentiche e intime, ecco che sempre più spesso si sceglie quindi un approccio diverso, frequentando certi luoghi in orari come l’alba o il tramonto, o fuori stagione. Si cerca cioè di evitare quanto più possibile proprio il turismo di massa, per poter assaporare la bellezza e i silenzi che la natura incontaminata sa regalare.

Il fenomeno dell’overtourism non è certo semplice da analizzare ma sicuramente sono possibili alcune misure per contenere la problematica, fra cui, con particolare riferimento alle Dolomiti:

  • valorizzare itinerari meno famosi ma altrettanto belli (ce ne sono un’infinità!);
  • promuovere la destagionalizzazione (i mesi di maggio e ottobre, ad esempio, sono spesso ottimi per praticare l’escursionismo negli opportuni itinerari);
  • limitare il numero degli accessi a determinate aree e in determinati periodi;
  • riscuotere un biglietto d’ingresso ai luoghi più frequentati, in cambio della dotazione di servizi igienici e di cestini per i rifiuti.

Spesso però l’attuazione di queste azioni, che pure sono state in alcuni casi già intraprese, viene comunque vanificata proprio da noi stessi, con i nostri comportamenti del tutto irrispettosi e irresponsabili. Basta vedere la quantità di rifiuti (plastici e non) che viene abbandonata lungo i sentieri, o come alcuni angoli più appartati vengano eletti a “bagni pubblici” con abbondante spargimento di fazzoletti di carta e altro. O ancora gli schiamazzi in luoghi che sono dei veri e propri santuari naturali, templi dell’anima di una madre terra violentata senza ritegno. Purtroppo la lista sarebbe ancora lunga…

Ritengo, quindi, che alla fine la responsabilità sia sempre e comunque nostra. E di base ciò che maggiormente manca è l’educazione e il rispetto per la montagna e più in generale per la natura (di cui forse abbiamo dimenticato che l’essere umano è parte integrante). Ritornerò su questo argomento più avanti.

Prima di entrare nell’ambito più specifico dell’escursionismo e nel territorio più ristretto delle Dolomiti, segnalo un paio di interessanti articoli per chi volesse approfondire queste tematiche: https://www.ecoturismonline.net/overtourism-che-cose-e-come-possiamo-arginarlo/ (sull’overtourism) e https://www.wordsonthemoon.com/turismo-con-instagram/ (sul rapporto fra turismo e Instagram).

Foto tratte dal web: il Dolomiti & FaceBook CNSAS

OVERTOURISM ED ESCURSIONISMO NELLE DOLOMITI

Nelle Dolomiti, questa stagione estiva, partita molto in sordina a causa del fenomeno COVID19, ha visto rafforzarsi progressivamente un afflusso sempre più intenso verso le località di montagna. In particolare, nei finesettimana di luglio e agosto e nelle due settimane centrali di agosto, molte persone hanno preferito gli spazi, teoricamente meno affollati, fra le montagne dolomitiche rispetto alle classiche spiagge e ai luoghi di villeggiatura al mare.

Per tutta una serie di ragioni che qui non affronto, poiché esulano lo scopo dell’articolo, la stragrande maggioranza di queste persone ha deciso di muoversi con un pendolarismo quasi quotidiano piuttosto che fermandosi in strutture sul posto. Tralascio di parlare dei problemi che la cosa ha creato al traffico locale, già molto intenso in condizioni estive normali. Evidenzio invece come molti di questi frequentatori della montagna siano persone non abituate a muoversi in questo tipo di ambiente, persone che si sono trasformate in escursionisti improvvisati per l’occasione, senza alcuna esperienza e con una preparazione teorica e pratica molto bassa, quando non del tutto assente.

Nel corso delle mie escursioni, organizzate e non, pur evitando i luoghi di maggiore affollamento e le mete più gettonate (dove il fenomeno è ancora più palese), ho visto gente con un abbigliamento/equipaggiamento del tutto inadeguati al tipo di itinerario che stavano percorrendo. Molto spesso mi sono state rivolte domande che mi hanno fatto capire come queste persone avessero un’idea quanto meno approssimativa di dove fossero, di dove dovessero andare o di quali fossero le tempistiche o le difficoltà da affrontare per gli spostamenti sui sentieri.

Questi e altri episodi, sui quali non mi dilungo, hanno evidenziato inoltre come uno dei problemi di fondo sia la sovrastima delle proprie capacità e conoscenzee la sottostima dei pericoli a cui si va incontro. Questi escursionisti improvvisati si ritengono preparati quanto basta per fare una cosa che non hanno mai fatto, cioè camminare in montagna, o che hanno già fatto (camminare) ma in luoghi molto più abbordabili (spiagge, parchi cittadini, strade di pianura, ecc). Inoltre, a riprova della loro scarsa conoscenza dell’ambiente montano, che viene sottovalutato, e di un generale atteggiamento di presunzione, non ritengono affatto necessario appoggiarsi ad una guida competente che potrebbe invece garantire loro una giornata vissuta in tranquillità, senza pensieri relativi al dove e come muoversi, limitando i rischi e, ultimo ma altrettanto importante, aggiungendo  valore educativo e conoscitivo all’esperienza stessa.

Fra le destinazioni dolomitiche affette dall’overtourism che ho vicinissimo a casa, troviamo le Tre Cime di Lavaredo, i laghi del Sorapiss, di Braies e del Coldai, l’area del Lagazuoi e delle 5 Torri. Sono tutti luoghi di grande bellezza, alcuni raggiungibili molto facilmente e con poca fatica, fattore che li condanna a subire un attacco di massa. Per ognuno di essi, però, ce ne sono però un’infinità altrettanto belli ma del tutto snobbati. Qui si incontrano sparuti escursionisti anche andando a ferragosto ed ancora è possibile vivere esperienze autentiche in mezzo ad una bellezza silenziosa e incontaminata.

In agosto, alcuni appelli di addetti al settore hanno avuto notevole risalto mediatico, specie nella zona di Cortina d’Ampezzo, proprio per richiamare l’attenzione su una situazione divenuta ormai insostenibile. In proposito, segnalo questo recente articolo: https://www.ildolomiti.it/societa/2020/dolomiti-prese-dassalto-dai-laghi-alle-ferrate-in-coda-sui-sentieri-spesso-senza-mascherina-per-una-montagna-sempre-piu-modello-rimini Passiamo ora ad analizzare dei dati, relativi agli interventi di soccorso in montagna, che ci faranno capire alcune cose importanti.

Foto tratta dal web: il Dolomiti del 11-2-2020

ESCURSIONISMO E INCIDENTI IN MONTAGNA

Parto da alcuni dati del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS) per inquadrare il fenomeno degli incidenti in montagna e vedere come la tematica si collega al fenomeno dell’overtourism.

Secondo i dati del CNSAS, nel 2019 (con un aumento di oltre il 7% rispetto all’anno precedente) sono stati effettuati oltre 10mila interventi di soccorso. Di questi interventi, il 75% si sono svolti in terreno montano e oltre il 50% nel periodo estivo (tra giugno e settembre). Quasi il 44% dei soccorsi ha interessato persone che praticavano l’escursionismo. In oltre il 46% degli incidenti in montagna, la causa principale ha riguardato cadute e scivolate,mentre nel 26% dei casi il soccorso è avvenuto per l’incapacità a continuare il percorso. Chiudo con tre dati, a mio avviso molto significativi: solo il 3,5% dei soccorsi hanno riguardato soci del Club Alpino Italiano (CAI), una chiamata su tre ha riguardato persone illese, quasi il 70% gli uomini soccorsi.

L’analisi d’insieme di questi dati fa capire come gli incidenti capitino in prevalenza a coloro si improvvisano escursionisti, senza preparazione o conoscenze specifiche, e a coloro sopravvalutano le proprie capacità. Avere una consapevolezza dei propri limiti e affidarsi ad un accompagnatore competente, come in genere fanno le donne, limita considerevolmente i rischi connessi all’escursionismo e da maggiori garanzie di passare una giornata gratificante e piacevole in montagna.

In particolare, una guida dovrebbe garantire un’opportuna scelta dell’itinerario e ad una corretta pianificazione della gita. Aggiungo che, in caso di incidente una figura preparata ad affrontare emergenze di questo tipo può senz’altro mitigare le conseguenze negative, aiutando direttamente l’escursionista infortunato o favorendo i soccorsi da parte degli operatori del CNSAS.

Ho accennato proprio all’inizio dell’articolo al fatto che, a mio parere, oggi manchi una generale “cultura escursionistica” da parte di molti frequentatori della montagna, quelli che chiamo “escursionisti improvvisati”, stretti parenti forse dei turisti “mordi e fuggi”. Cosa intendo per “cultura dell’escursionismo”? Essa comprende vari elementi, che assieme permettono di frequentare la montagna innanzitutto con un atteggiamento di rispetto, e quindi con la necessaria competenza e almeno un minimo di sicurezza:

  • conoscenze pratiche e teoriche;
  • preparazione psico-fisica;
  • esperienza;
  • ma, soprattutto, il rispetto per la natura e per coloro che la frequentano con rispetto.

La mancanza di uno, spesso alcuni o anche tutti questi elementi, è frequentemente causa di sbagli grossolani su tempistiche ed equipaggiamento e può portare a disavventure e infortuni. Fare escursionismo in montagna, al pari di tante altre attività sportive e non, ha delle regole e delle buone pratiche. Farlo in compagnia di qualcuno formato appositamente per trasmettere queste conoscenze, permette di acquisire una corretta esperienza e, col tempo, di poterlo praticare anche da soli. Una guida, inoltre, dovrebbe conoscere a fondo i luoghi e gli ambientinaturali dove accompagna i propri escursionisti, sapendo quindi dove e come muoversi, sia in condizioni normali che in caso di imprevisti vari.

Foto tratta dal web: il Gazzettino del 20-8-2020

CONCLUSIONI – COMPITI DÌ UNA GUIDA

Come guida escursionistica (oggi Guida Ambientale Escursionistica, prima Guida Naturalistica) non posso non richiamare l’attenzione sul fatto che spesso l’atteggiamento degli italiani in montagna (77% delle richieste di soccorso) è diverso da quello degli stranieri. Mi riferisco alla  generale tendenza dei primi a ritenere del tutto superfluo il farsi accompagnare in escursione da figure competenti, formate proprio a questo scopo.

Fra i ruoli della guida, oltre alla scelta dell’itinerario e alla pianificazione della gita, ritengo fondamentale quello di far scoprire agli escursionisti i luoghi meno conosciuti (ma non per questo meno belli) e di condurli su itinerari meno frequentati. Un’azione, quindi, di promozione del territorio a 360°, favorendo una conoscenza più profonda dell’ambiente naturale e delle sue dinamiche e aiutando ad apprezzarne le innumerevoli bellezze.

Non solo, noi guide dovremmo essere in grado di trasmettere proprio ciò che oggi maggiormente manca, cioè la “cultura dell’escursionismo”. Sia attraverso le nozioni pratiche e toriche di base su come si affronta e ci si comporta in montagna, sia accennando ai pericoli insiti in un ambiente che può essere bellissimo e terribile allo stesso tempo.

La montagna e la natura in generale, infatti, possono essere maestre di vita ma possono trasformarsi nel giro di un attimo in dispensatrici di morte. Conoscerne le dinamiche e i pericoli, frequentarla con un atteggiamento umile, di attenzione e rispetto, aiutano a muoversi con maggiore consapevolezza, limitando i rischi e dando maggior valore all’esperienza vissuta.

Senza pretese di aver ragione su tutto, ma comunque con vena polemica, spero di aver fornito qualche spunto utile a chi, come me, ama l’escursionismo e la montagna e cerca in questi una via per raggiungere un’armonia personale e per vivere e condividere esperienze autentiche e profonde.  

Buone escursioni a tutti, possibilmente in sicurezza e in buona compagnia!

6 commenti su “Estate 2020: Escursionismo e Overtourism nelle Dolomiti”

    1. Grazie Margherita! Molte delle persone che mi seguono nelle escursioni mi hanno espresso apprezzamento. Parlandone oggi con un amico si diceva che vale la pena evidenziare la tematica e provare a far capire l’importanza dell’andare in montagna accompagnati. A presto! Axel

  1. Ciao! Io sono proprio una di quelle donne che si affida a un accompagnatore esperto e competente perchè so di poter partire con la tranquillità che l’escursione sarà sicura ma anche istruttiva e questo farà diventare la giornata in montagna ancora più bella e appagante sotto tutti i punti di vista.
    Grazie Axel!

  2. Ciao Axel! Sono completamente d’accordo con quello che hai scritto. In particolare, quando facciamo un’escursione con una guida, abbiamo la possibilità di conoscere meglio la morfologia, la fauna e la flora dei luoghi che visitiamo. Così al piacere della camminata aggiungiamo quello della mente…

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